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Museo Archeologico

 

Il Museo Archeologico Nazionale trae le sue origini dalle raccolte medicee e lorenesi di antichità, all'origine esposte con gli altri tesori d'arte nella Galleria degli Uffizi, e trasferite dal 1888 nell'attuale sede del Palazzo della Crocetta eretto da Giulio Parigi per l'Arciduchessa Maria Maddalena d'Austria.

Il suo nucleo centrale è legato alla civiltà etrusca che già nel Quattrocento interessava Cosimo il Vecchio de' Medici, collezioni continuate da Cosimo I Granduca (sec. XVI) e incrementate dai suoi successori (fra i quali spicca il cardinale Leopoldo) che raccolsero opere magnifiche.

L'itinerario ha inizio con la sezione di opere di scultura bronzea etrusche e greche con capolavori come la Chimera di Arezzo (V-IV sec.a.C.), restaurata fra l'altro da Benvenuto Cellini; l'Arringatore, ritratto in bronzo del nobile Aule Meteli (I sec. a.C.) scoperto nelle vicinanze del lago Trasimeno; l'Anfora argentea di Baratti (IV sec.d.C.) decorata con circa 130 immagini di dei e di eroi, l'Athena di Arezzo, e il cosiddetto l'Idolino di Pesaro, raro bronzo greco del V secolo a.C.

Famosa anche la Testa Equina di età ellenistica che ispirò Donatello e Verrocchio nei due celebri monumenti equestri di Padova e Venezia. Completano il primo piano sezioni di glittica romana (corridoio) e di oreficerie etrusche e romane (ballatoio).

Al primo piano l'importante Museo Egizio, secondo in Italia dopo quello di Torino. Il primo nucleo della sezione egizia, che aveva sede nel cenacolo di Foligno, ebbe origine dalla collezione Nizzoli, acquistata nel 1824, nonché dai pezzi derivanti dalla spedizione italiana diretta da Ippolito Rosellini, compiuta parallelamente a quella francese di Champollion.

La collezione è stata in seguito incrementata da numerosi acquisti e donazioni, nonché dai reperti delle campagne archeologiche in Egitto del 1885 e del 1891-92 dello Schiaparelli. Nella vastissima raccolta vascolare il pezzo più illustre è il Vaso François firmato dal vasaio Ergotimos e dal pittore Kleitias e databile al 570 a.C.

Fu trovato presso Chiusi nel 1844 e la complessa decorazione "a figure nere" ne fa un vero testo della cultura figurativa e mitologica greca esportata in Etruria.

Fra le urne funerarie si ricorda quella della Mater Matuta (V sec.a.C.), dea dell'Aurora, che può quasi considerarsi un archetipo del tema cristiano della Madonna con Bambino; e ancora il Sarcofago di Larthia Seianti (II sec.a.C.), terracotta policroma rinvenuta a Chiusi, il Sarcofago delle Amazzoni (IV sec.a.C.) e quello detto dell'Obeso (Chiusi, II sec.a.C.).

Altri pezzi eccezionali sono anche lo skyphos del Pittore di Kleophrades e le hydriai del Pittore di Meidias. Presenti anche i due unici kouroi arcaici greci esistenti in Italia, i cosiddetti Apollo e Apollino Milani, insieme a numerose copie romane da originali greci di Policleto, Prassitele e Scopa. E' esposta anche la famosa "Tabula Cortonensis" bronzea, con lunga iscrizione in etrusco sulle due facce.

Sempre nel secondo piano sono esposti esempi di statuaria bronzea di età romana (un frammento di monumento equestre, una parte del torso di una figura virile seduta), di ritrattistica (la testa una statua femminile, erroneamente ritenuta il ritratto di Livia, moglie dell'imperatore Augusto, una testa dell'Imperatore Tiberio, e in particolare l'unico ritratto bronzeo di Antinoo.

Presenti anche alcune lucerne figurate e una serie di bronzetti, copie di originali greco-romani, documentano la rielaborazione rinascimentale dell'arte antica da parte degli scultori dell'epoca. Da visitare la Sezione Topografica del museo dedicata agli scavi e alle scoperte nei maggiori centri etruschi dall'ottocento ai nostri giorni.

E' possibile ammirare, tra l'altro, i ricchissimi corredi delle tombe orientalizzanti di Vetulonia, Populonia e Chiusi insieme agli ultimi ritrovamenti di Cortona, Volterra e Roselle. Nel giardino attiguo, infine, sono state ricomposte, con materiali il più possibile originari, alcune tombe etrusche.

Per informazioni:

Museo Archeologico
Via della Colonna 38 
Tel +39 055 23575 (Soprintendenza per i Beni Archeologici)
Fax: +39 055 242213
Orario: lunedì dalle 14 alle 19; martedì e giovedì dalle 8.30 alle 19; mercoledì, venerdì e sabato dalle 8.30 alle 14
Ingresso: 4,00 € (intero), 2,00 € (ridotto)


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