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Il silenzio del mondo. De Chirico, Magritte e Balthus

Fondazione Palazzo Strozzi - Dal 26 febbraio al 6 giugno 2010

Il silenzio del mondo. De Chirico, Magritte e Balthus


26 febbraio – 6 giugno 2010


Organizzazione: Fondazione Palazzo Strozzi


Curatore: Guido Magnaguagno


Principali prestatori: MOMA(New York); De Menil Collection(Huston);
Metropolitan Museum(New York); K20(Düsseldorf);
Accademia di Brera(Milano)Guggenheim Museum(Venezia)


La mostra esplora i primi anni della carriera di Giorgio De Chirico e l’influenza delle sue
prime opere su movimenti come il Surrealismo e la Nuova Oggettività. Punto di partenza
sono la fondamentale esposizione organizzata nel 2007 a Zurigo, Berlino e Monaco
(Boecklin, De Chirico, Ernst. Eine Reise ins Ungewisse) e i saggi di Wieland Schmied e
David Sylvester della fine degli anni Settanta.
De Chirico ebbe una vita artistica molto produttiva e visse a lungo, quasi quanto Picasso.
Nacque nel 1888 in Grecia (e in parte vi crebbe), e morì nel 1978. Dopo aver studiato a
Monaco di Baviera, ventenne, fu affascinato dal pittore simbolista Arnold Böcklin e iniziò
a dipingere una serie di paesaggi urbani, strani e onirici. Esposti a Parigi dopo il 1911,
furono accolti entusiasticamente da pittori e poeti, da Picasso a Paul Éluard. Ben presto De
Chirico divenne uno degli eroi del Surrealismo e questa fase del suo lavoro (pittura
metafisica) durò fino al 1918 circa. In seguito De Chirico cambiò. Voleva diventare un
classicista. Quasi ci riuscì.
Da un secolo la città di De Chirico (una città di fantasia, uno stato mentale che significava
alienazione, sogno e perdita) è una delle capitali dell’immaginario modernista. I suoi
elementi sono così famosi che vanno al loro posto non appena vengono nominati: i portici,
la torre, la piazza, le ombre, la statua, il treno, il manichino. Può darsi che egli abbia
individuato le loro potenzialità poetiche ammirando i dipinti di Böcklin che raffiguravano
porticati italiani, ma nessun pittore più di lui ha inserito nelle sue opere elementi
architettonici.
Che De Chirico fosse un poeta (un grande poeta) è questione controversa. Riusciva a
condensare intensità e sentimento in metafora e associazione. Ne La gioia del ritorno
(1915) il treno di De Chirico è entrato per l’ennesima volta in città; la sua sagoma nera è al
centro delle facciate grigie e incombenti; una palla luminosa di vapore si libra sopra il suo
camino. Et quid amabo nisi quod aenigma est? (E cosa amerò se non ciò che è enigma?).
Questa domanda, iscritta dal giovane artista nel suo autoritratto del 1911, è il vero
significato sotteso a tutti i suoi dipinti.
I pittori ‘illusionisti’ (Dalì, Ernst, Tanguy e Magritte) uscirono tutti dal primo De Chirico,
e negli anni Venti George Grosz e altri pittori tedeschi usarono motivi di De Chirico per
esprimere la loro visione di un mondo urbano estraniato. Come osservò Wieland Schmied,
Surrealismo e Nuova Oggettività sono caratterizzati da atteggiamenti molto diversi, ma,
nonostante questa naturale opposizione, i due movimenti rimangono uniti in un rapporto
dialettico nato da un comune punto di partenza, la pittura metafisica e il dadaismo.
Del Surrealismo e della Nuova Oggettività la mostra porta a Firenze alcuni dei capolavori e
invita il visitatore ad entrare nel mondo di De Chirico, Magritte, Ernst, Balthus e altri
pionieri dell’arte del Novecento.


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